{"id":108,"date":"2018-06-05T19:22:38","date_gmt":"2018-06-05T17:22:38","guid":{"rendered":"http:\/\/stefanorosigalli.com\/?post_type=project&#038;p=108"},"modified":"2018-07-17T19:54:40","modified_gmt":"2018-07-17T17:54:40","slug":"fiorentina","status":"publish","type":"project","link":"https:\/\/stefanorosigalli.com\/index.php\/project\/fiorentina\/","title":{"rendered":"Noi, La Fiorentina"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; fullwidth=&#8221;on&#8221; _builder_version=&#8221;3.0.106&#8243; custom_padding=&#8221;0|0px|0px|0px|false|false&#8221;][et_pb_fullwidth_header title=&#8221;NOI, LA FIORENTINA&#8221; _builder_version=&#8221;3.5.1&#8243; title_font=&#8221;||||||||&#8221; title_font_size=&#8221;40px&#8221; background_color=&#8221;#45007a&#8221; background_blend=&#8221;multiply&#8221;][\/et_pb_fullwidth_header][\/et_pb_section][et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;3.0.106&#8243; max_width=&#8221;75%&#8221; module_alignment=&#8221;center&#8221; custom_padding=&#8221;54px|0px|54px|0px|false|false&#8221;][et_pb_row custom_padding=&#8221;27px|0px|27px|0px&#8221; _builder_version=&#8221;3.0.47&#8243; background_size=&#8221;initial&#8221; background_position=&#8221;top_left&#8221; background_repeat=&#8221;repeat&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;3.0.47&#8243; parallax=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/stefanorosigalli.com\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Noi_copertina.png&#8221; _builder_version=&#8221;3.5.1&#8243; module_alignment=&#8221;center&#8221;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;3.0.47&#8243; parallax=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;3.0.106&#8243;]<\/p>\n<p>La <strong>Fiorentina<\/strong> compie <strong>85 anni<\/strong> e, per l&#8217;occasione, il Museo Fiorentina e Giglio Amico hanno voluto ricordare questa importante ricorrenza con un\u2019opera composta da testimonianze e ricordi dei protagonisti della storia viola. In pi\u00f9, racconti scritti dai migliori giornalisti del panorama fiorentino e nazionale e molti altri contributi, alcuni dei quali davvero speciali come quello di <strong>Franco Zeffirelli<\/strong> e, ovviamente, del capitano <strong>Giancarlo Antognoni<\/strong>.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;3.0.106&#8243;][\/et_pb_text][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/stefanorosigalli.com\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Giglio-viola.png&#8221; _builder_version=&#8221;3.5.1&#8243; max_width=&#8221;43%&#8221; module_alignment=&#8221;center&#8221;][\/et_pb_image][et_pb_text _builder_version=&#8221;3.0.106&#8243;][\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row custom_padding=&#8221;27px|0px|0|0px|false|false&#8221; _builder_version=&#8221;3.0.106&#8243;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;3.0.47&#8243; parallax=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221;][et_pb_tabs _builder_version=&#8221;3.5.1&#8243;][et_pb_tab title=&#8221;Firenze, del calcio \u00e8 tua la storia &#8211; Pg. 1&#8243; _builder_version=&#8221;3.5.1&#8243;]<\/p>\n<p>Tra poco saranno trent\u2019anni, anche se a me non sembra proprio che sia trascorso cos\u00ec tanto tempo. Sar\u00e0 che me lo ricordo come se fosse successo ieri. Come ogni domenica a pranzo, la famiglia si era riunita per mangiare in casa dei nonni materni, allora c\u2019 erano ancora tutti e due, e subito dopo pranzo io, il babbo e la zia andammo allo stadio. Mio fratello, anche se dopo sarebbe diventato un tifoso viola sfegatato, capace di viaggiare anche un giorno intero in pullman per seguire la Fiorentina nelle trasferte importanti, a quei tempi era ancora troppo piccolo e rimaneva a casa con la mamma a sentire alla radio \u201cTutto il calcio minuto per minuto\u201d. Nel salottino di casa mi mettevo gli immancabili guanti e sciarpa rigorosamente viola, prima di uscire accompagnato dalle ultime raccomandazioni materne.<\/p>\n<p>\u2013 \u201cCopriti bene la gola, senn\u00f3 tu t\u2019 ammali! Tu lo sai, a te ti basta niente!\u201d \u2013<\/p>\n<p>A quei tempi, durante il pomeriggio, ci si doveva accontentare di ricevere qualche notizia sportiva solo pochi minuti prima dell\u2019inizio delle partite e i collegamenti dagli stadi avvenivano solo per radio. Eh s\u00ec, alla radio, perch\u00e9 agli inizi degli anni \u201980 le prime immagini delle partite si potevano vedere solo dalle sei del pomeriggio, quando iniziava la storica trasmissione \u201c90\u00ba minuto\u201d, condotta dal mitico giornalista sportivo Paolo Valenti, non a caso tifoso della Fiorentina; un appuntamento immancabile per ogni tifoso D.O.C..<\/p>\n<p>Quella domenica di fine novembre del \u201983, con il cielo terso, un sole timido e un freddo tremendo che ti entrava dentro le ossa, in pieno rispetto del classico autunno inoltrato fiorentino, si giocava l\u2019attesa partita Fiorentina &#8211; Juventus. Il viale dei Mille era una lunga colonna di auto e come sempre c\u2019era da parcheggiare la macchina, la Ritmo Diesel color cacchina, come ci si divertiva tutti a chiamarla per ridere. Anche se prima non c\u2019erano tante macchine come al giorno d\u2019oggi, non era cos\u00ec facile trovare un posto dove lasciarla che non fosse lontano dallo stadio e rimanesse fuori dal percorso per il quale sarebbero potuti passare gli avversari, soprattutto in caso di una loro sperata e desiderata sconfitta.<\/p>\n<p>\u2013 \u201cBabbo, si prende i\u2019 panino co\u2019 la porchetta?\u201d \u2013<\/p>\n<p>\u2013 \u201cO\u2019 ch\u2019 ha\u2019 fame? ci siam\u2019 arza\u2019i ora da ta\u2019ola.\u201d \u2013<\/p>\n<p>\u2013 \u201cP\u00e9\u2019 dopo, cos\u00ec f\u00f2 merenda!\u201d \u2013<\/p>\n<p>\u2013 \u201cVen via, o\u2019 p\u00ecgliagnene \u2019hi, e li fanno pi\u00f9 b\u00f2ni che dentro.\u201d \u2013<\/p>\n<p>[\/et_pb_tab][et_pb_tab title=&#8221;Pg. 2&#8243; _builder_version=&#8221;3.5.1&#8243;]<\/p>\n<p>Fuori dallo Stadio Comunale, come si chiamava allora l\u2019Artemio Franchi, gruppi di tifosi tutti bardati intonavano cori per scaldare gli animi e prepararsi allo scontro. Cantavano varie canzoni, ma ce n\u2019 era una che, come un inestinguibile rumore di fondo, risuonava costantemente: \u201cJuve, Juve, vaffanculo!\u201d. A undici anni era tutto un lusso quello di poter urlare ad alta voce una parolaccia senza il rischio di prendere uno scapaccione. Dopo aver girato intorno allo stadio, ci dirigemmo all\u2019 ingresso della Maratona per salutare tutti gli amici della domenica, tra i quali c\u2019era sempre una signora che si avventava sulle mie guance tormentandole fino a farmi venire voglia di tirarle un calcio.<\/p>\n<p>\u2013 \u201cMa come gl\u2019\u00e8 bellino i\u2019 su\u2019 figliolo!\u201d \u2013<\/p>\n<p>A quei tempi gli spettatori della Maratona erano dei tifosi disposti a stare stivati per pi\u00f9 di due ore pur di vedere la loro squadra, abituati com\u2019erano a guardare le partite in piedi, accalcati all\u2019inferriata che divideva i tifosi dal campo; mi ricordo di averla toccata anch\u2019io qualche volta. Lo stadio si riempiva fino a diventare un enorme tappeto di persone, mentre oggi i posti sono obbligatoriamente a sedere, per cui ce ne entrano molte meno. Una volta raggiunto il nostro settore, cercavamo il solito posto e come sempre c\u2019era il solito problema.<\/p>\n<p>\u2013 \u201cBabbooo, \u2019un vedo nulla. C\u2019\u00e8 la testa di quello l\u00ec che mi tappa tutto!\u201d \u2013<\/p>\n<p>Era un classico. Ogni volta rimanevo sommerso da tutti gli adulti che mi circondavano e, irrimediabilmente, al mio babbo non rimaneva altro da fare che accompagnarmi un paio di gradinate pi\u00f9 gi\u00f9 e chiedere a quelli che avevano gi\u00e0 preso posto di farmi un po\u2019 di spazio.<\/p>\n<p>La Curva Fiesole era un mare viola fatto di sciarpe, cappelli e striscioni agitati al ritmo dei cori; allora, poi, nelle curve si potevano portare anche i tamburi e i fumogeni per le coreografie e lo spettacolo era ancora pi\u00f9 coinvolgente. Era meravigliosa la sensazione di sentirsi avvolti dai cori dei tifosi ed essere parte di quel mondo!<\/p>\n<p>Quando iniziarono a leggere la formazione della Juventus, un\u2019ondata di fischi, che dur\u00f2 tutto il tempo in cui vennero letti i nomi dei giocatori, copr\u00ec completamente la voce dell\u2019altoparlante. Mentre io me la ridevo contento, perch\u00e9 non si era sentito nemmeno un nome dei gobbi \u2013 a Firenze gli juventini non hanno altro nome \u2013. Invece, quando lessero la formazione della Fiorentina, ogni nome venne accompagnato da un bel sonoro \u201cOl\u00e9!\u201d dei tifosi e alla fine vennero lanciati in aria migliaia di foglietti di carta; erano cos\u00ec tanti che per un momento, come un\u2019enorme nuvola bianca, riuscirono a coprire lo sfondo viola che avevo avuto davanti agli occhi fino a quel momento. Pochi secondi dopo inizi\u00f2 l\u2019inno della Fiorentina.<\/p>\n<p>[\/et_pb_tab][et_pb_tab title=&#8221;Pg. 3&#8243; _builder_version=&#8221;3.5.1&#8243;]<\/p>\n<p>&#8211; \u201cAl\u00e9 Fiorentina, maledetta Toscana&#8230;\u201d &#8211;<\/p>\n<p>Quello era un buon segnale, perch\u00e9 voleva dire che la partita stava per iniziare e allora il freddo, come per magia, avrebbe smesso di farsi sentire. Anche se poi successe, come spesso accadeva, che fu ritardato l\u2019inizio, perch\u00e9 si dovette attendere che il fumo dei fumogeni svanisse. Poco a poco, tutto, ma proprio tutto, divent\u00f2 viola, di un bel viola denso che ti avvolgeva completamente fino a non farti vedere nemmeno le tue stesse mani; come se la passione che tanti tifosi sentivano verso la loro squadra fosse diventata qualcosa di tangibile. Mentre il tipico odore di polvere bruciata dei fumogeni invadeva le narici di tutti quanti. Negli anni \u201980 l\u2019 inno dei Viola, scelto dai Pontello che gestivano la squadra, non piacque mai molto ai tifosi. Per quello che mi ricordo, la disapprovazione nasceva da quel \u201cmaledetta Toscana\u201d che nessuno apprezzava, perch\u00e9 conflitti storici a parte, un fiorentino si sente anche pienamente toscano. Nel \u201990, con l\u2019arrivo dei Cecchi Gori, venne recuperata l\u2019 orgogliosa \u201cCanzone Viola\u201d, cantata dall\u2019inconfondibile voce di Narciso Parigi \u2013 \u201cGarrisca al vento il labaro viola&#8230;\u201d \u2013. Chi l\u2019 avrebbe poi mai detto che quei versi \u2013 \u201cnell\u2019 ora di sconforto e di vittoria, \/ ricorda che del calcio \u00e8 tua la storia!\u201d \u2013 un giorno mi avrebbero fatto sentire orgoglioso di rappresentare la fiorentinit\u00e0, anche in ambito sportivo, oltre i confini del nostro Paese.<\/p>\n<p>La partita inizi\u00f2 subito male. Dopo un paio di minuti i gobbi ci fecero subito un gol e un sentimento di sconforto e rabbia fece subito capolino dentro tutti noi. Meno male che una decina di minuti pi\u00f9 tardi il nostro capitano Giancarlo Antognoni \u2013 riconosciuto dai tifosi viola come l\u2019unico \u201c10\u201d e per il quale tutt\u2019oggi in Curva Fiesole sventolano bandiere in suo onore \u2013 riusc\u00ec a riportare il risultato al pareggio. Eravamo di nuovo felici. Peccato per\u00f2 che la felicit\u00e0 dur\u00f2 poco, perch\u00e9 una ventina di minuti pi\u00f9 tardi i nostri avversari ritornavano in vantaggio con un gol dell\u2019antipatico Michel Platini. Cos\u00ec ci ritrovammo di nuovo con l\u2019umore sotto i piedi. La serie di parolacce che ascoltai me le tenni tutte per me, perch\u00e9 se solo avessi pensato di ripeterle, anche solo come fatto di cronaca, altro che scapaccioni avrei raccattato! D\u2019altra parte, dalle nostre parti si \u00e8 sempre fatto molto uso delle parolacce. Non a caso si racconta che la Confraternita della Misericordia nacque a Firenze nel Duecento, quando un artigiano stanco di sentir tanto blasfemare, propose di versare un contributo per ogni bestemmia detta alla societ\u00e0 che a quei tempi si occupava dei malati. Quando fin\u00ec il primo tempo, ero cos\u00ec demoralizzato che non riuscivo a pensare ad altro che alla dolorosa e probabile sconfitta in casa; contro la Juve poi!<\/p>\n<p>\u2013 \u201cChe l\u2019 ha\u2019 bel\u2019 e-mangia\u2019o i\u2019 panino?\u201d \u2013<\/p>\n<p>[\/et_pb_tab][et_pb_tab title=&#8221;Pg. 4&#8243; _builder_version=&#8221;3.5.1&#8243;]<\/p>\n<p>\u2013 \u201cBabbo, si perde&#8230;\u201d \u2013<\/p>\n<p>\u2013 \u201cEh&#8230; Che v\u00f2\u2019 and\u00e0\u2019 im-bagno?\u201d \u2013<\/p>\n<p>Risposi con un cenno della testa che non mi scappava, mentre stringevo il panino tra le mani e la pip\u00ec tra le gambe.<\/p>\n<p>\u2013 \u201cDai, allora mangia. Ora ti porto um-po\u2019 d\u2019acqua.\u201d \u2013<\/p>\n<p>Per fotuna per\u00f2, non era ancora stata detta l\u2019ultima parola, perch\u00e9 c\u2019erano altri quarantacinque minuti di gioco. Infatti, non appena inizi\u00f2 il secondo tempo il nostro \u201cpuntero\u201d argentino, Daniel Bertoni, segn\u00f2 subito un gol e una manciata di minuti pi\u00f9 tardi ne mise in rete un altro portandoci per la prima volta in vantaggio dall\u2019inizio dell\u2019incontro. Ora si che c\u2019era da stare felici e quante emozioni tutte insieme! Prima si perde, poi si pareggia, poi di nuovo in svantaggio, di nuovo in pareggio e ora, dopo un pugno di minuti, la vittoria. Tutti i tifosi intorno a me urlavano come matti, anche la signora torci-guance, cosicch\u00e9 del freddo ormai non se ne ricordava pi\u00f9 nessuno. Ma si sa, la palla \u201cl\u2019\u00e8 tonda\u201d, come si dice dalle nostre parti, e fu cos\u00ec che a una decina di minuti dalla fine, il nostro terzino Renzo Contratto, per cercare di deviare un tiro degli avversari, fin\u00ec per segnare un autogol. Adesso s\u00ec che non ci si poteva credere. Dopo tutta la fatica fatta per ribaltare la situazione era accaduto che l\u2019avevamo ribaltata un po\u2019 troppo. Successe poi un fatto che sarebbe divenuto curioso solamente molto tempo dopo, perch\u00e9 a quei tempi non lo potevamo certamente sapere. Dopol\u2019autogol, la Juventus fece entrare in campo Cesare Prandelli, sul quale i tifosi scaricarono tutta la rabbia della frustrazione e venne letteralmente sommerso da un terremoto di fischi. Trent\u2019 anni dopo per\u00f2, lo stesso Prandelli sarebbe diventato l\u2019allenatore della nostra squadra e uno degli idoli della tifoseria viola. Comunque, anche se l\u2019incontro fin\u00ec 3-3, tornai a casa con una sensazione d\u2019insoddisfazione, perch\u00e9 avevamo quasi ottenuto la sconfitta degli avversari pi\u00f9 odiati, ma non ci eravamo riusciti del tutto.<\/p>\n<p>Bisogna dire che quella del 1983-\u201984 fu una delle pi\u00f9 belle stagioni per i nostri Viola, anche se nel 1984 Giancarlo Antognoni si frattur\u00f2 gravente la tibia e il perone; sfortunato evento che arrest\u00f2 bruscamente la corsa verso il terzo scudetto, che tutti ci sentivamo gi\u00e0 tra le mani.<\/p>\n<p><em>Stefano Rosi Galli Madrid, 2:10 A.M. 21 febbraio 2011<\/em><\/p>\n<p><em>Estratto da \u201cNoi, la Fiorentina\u201d, pp. 185-187<\/em><\/p>\n<p>[\/et_pb_tab][\/et_pb_tabs][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row custom_padding=&#8221;39px|0px|71px|0px|false|false&#8221; _builder_version=&#8221;3.0.106&#8243;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;3.0.47&#8243; parallax=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/stefanorosigalli.com\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Giglio-attuale.png&#8221; 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